FAQ

Perché produrre un brano in studio di registrazione?

Questa è una domanda alla quale tante volte abbiamo sentito rispondere le motivazioni più diverse o sulla quale si sono fatti molti ragionamenti. Vediamo di chiarire quali pro e quali contro prevede la decisione di utilizzare una struttura specializzata nella registrazione , nel missaggio e masterizzazione della musica.

Innanzi tutto il problema principale risiede nell’ottimizzazione degli spazi in cui andiamo a registrare, e con questo si intendono due aspetti ben distinti e molto importanti: la qualità del fonoisolamento e quella del trattamento acustico interno dello spazio utilizzato.

FONOISOLAMENTO: in maniera semplice e sintetica possiamo dire che è la capacità che ha lo spazio in cui ci troviamo di non interagire con gli ambienti esterni. Il livello di efficienza dipende da molti fattori molto delicati tra cui le modalità con cui è stata costruita la stanza, i materiali usati e, non ultimi, i livelli di disturbo reciproco tra la sala in cui ci troviamo e l’ambiente esterno. Un buon fonoisolamento dovrebbe permettere alti abbattimenti tra interno ed esterno e, quindi, una quasi totale mancanza di interazione sonora tra interno ed esterno. Questo è un risultato molto difficile da ottenere anche usando perfettamente tutto il meglio dei materiali e delle tecniche che il mercato dell’edilizia specializzata nel settore mette a disposizione, figuriamoci se in un’abitazione civile o in una stanza trattata semplicemente per le prove tale risultato è lontanamente realizzabile.

TRATTAMENTO ACUSTICO: è quell’insieme di strategie costruttive che, attraverso interventi correttivi o creativi, contribuiscono a formare la caratteristica timbrica interna della sala in ci si registra.

Il trattamento è finemente calcolato sulla base di molti fattori tra cui la forma geometrica della stanza, le sue dimensioni, tutte le caratteristiche del riverbero ambientale che in essa si forma naturalmente, nonché l’importante possibilità di variare la riverberazione per rendere lo spazio idoneo a vari tipi di riprese audio (musica eseguita con strumenti acustici, elettronici, con alti livelli di emissione sonora o, al contrario, bassissimi, ecc.). Anche questo tipo di condizione è assai difficile da realizzare e controllare in ambito domestico, anche se è pur vero che utilizzando parecchi materiali, anche poveri e di facile reperimento, si può molto correggere la cosiddetta “acustica” di una stanza che “risuona” male.

Le considerazioni appena accennate ci fanno subito pensare che, probabilmente, se uno studio di registrazione è stato ben realizzato, risponderà in pieno ai requisiti di efficienza e fruibilità dei suoi spazi, proponendo ambienti adibiti alla registrazione ben isolati e ben trattati acusticamente: ed infatti è così e la realizzazione di tali locali prevede solitamente ingenti investimenti, anche se poi da studio a studio e da stanza a stanza le differenze si fanno sentire. Molto è anche affidato all’abilità dei tecnici residenti nello studio, nel modo in cui sanno interagire coi pregi ed i difetti (sempre presenti, ovunque) degli spazi in cui si trovano ad agire: come al solito la perfezione è irraggiungibile, ma la cura dei particolari ci avvicina parecchio ad essa. Dunque la totale assenza dei requisiti appena citati in ambito domestico o simil tale, rende difficilmente realizzabile una registrazione di alta qualità. Tutto questo ci porta a concludere che, pur essendosi molto abbassati i prezzi delle apparecchiature necessarie ad effettuare una buona registrazione, trovarsi a registrare in uno spazio veramente idoneo resta appannaggio dei soli studi di registrazione ben progettati.

Tra gli altri elementi a favore dell’utilizzo di uno studio di registrazione c’è poi la possibilità di passare attraverso tutti i passaggi tipici delle produzioni di alto livello e sfruttare di ognuno di essi le peculiarità messe in campo per migliorare il prodotto finale. In sintesi le fasi principali di una produzione musicale, non importa di quanti brani, sono:

COMPOSIZIONE: è il momento importantissimo in cui viene concepita la canzone o creazione musicale in genere, magari prima con la sola musica, magari con la nascita contemporanea di un testo e di una melodia, con le prime idee armoniche.

Le possibilità sono molteplici e molteplici i risultati, fatto sta ed è che nessuna buona registrazione potrà mai rendere bello un brano mal concepito o sviluppato con superficialità e viceversa; quindi non pensiamo mai che una scrittura sommaria possa essere “aiutata” o “migliorata” da un’eccellente registrazione, anzi, spesso è vero il contrario: la forza di una buona idea passa attraverso qualsiasi opacità sonora o cattivo dettaglio di un missaggio.

La fase compositiva nella maggior parte dei casi avviene fuori dallo studio e in situazioni di ogni tipo, spesso diverse da artista ad artista, comunque in grado di stimolare l’inventiva e la fantasia di chi scrive.

PRE- PRODUZIONE: è la fase in cui si costruisce l’arrangiamento del brano, oggi sempre più con l’ausilio dei computer e degli strumenti campionati (suoni di batteria, archi, fiati, synth e percussioni in genere), cercando di dare forma ad una sorta di “vestito” sonoro che si avvicini il più possibile a come dovrà essere il risultato finale. Questa fase si svolge spesso fuori dalle mura dello studio: nel caso delle band negli spazi in cui si prova, nel caso di un signolo artista in casa con l’aiuto di un computer e di un programma di sequencing, nei casi di grandi produzioni questa fase è a cura delle figure investite della responsbilità di tale compito (arrangiatori) che presentano il risultato all’ente produttore del brano, major o etichetta indipendente, per discutere insieme degli aspetti sonori e della direzione che si è presa.

PRODUZIONE: è la prima vera e propria fase di registrazione dove si entra veramente nello studio di registrazione, possibilmente con le idee abbastanza chiare, e si registrano i vari strumenti con modalità di tutti i tipi: strumento per strumento, in presa diretta, con un metodo misto e con varie sovrapposizioni di tracce registrate, ogni strumento avrà la sua linea in registrazione o, addirittura, più riprese microfoniche contemporaneamente per uno steso strumento (a volte oltre 100 tracce contemporanee per un solo brano).

In questo modo si arriva ad avere un intero progetto audio strutturato, suonato e costruito come nella pre-produzione ci si era preparati ad immaginare o simulare, oppure con ulteriori variazioni da questa, nate da esigenze del momento o da ripensamenti.

Spesso le perdite di tempo in fase di produzione sono proprio dettate da dubbi o indecisioni non risolti in fase di prova in saletta o da contrasti nelle idee dei vari esecutori: non ci stancheremo mai di sottolineare quanto una buona preparazione a monte produrrà una registrazione lucida, relativamente veloce e priva di intoppi, a partire dalle considerazioni legate ai suoni fino a quelle di ambito più squisitamente musicale o psicologico.

Un ottimo metodo è abituarsi a registrare le prove anche con mezzi semplici ma avere sempre un’idea precisa del suono che andiamo “cercando”… chi cerca trova e prima o poi, giorno dopo giorno, ogni artista raggiunge il proprio sound, non senza la giusta dose di fatica per guadagnarselo.

EDITING: è una fase molto utile e “comoda” divenuta uno standard da quando per registrare si utilizzano i computer che trasformano i suoni e “l’aria che si muove” in puri numeri attraverso costose schede audio che si occupano di convertire tutto in dati.

Una volta divenuti dati numerici, tutti i suoni possono venire manipolati a piacimento: tagliati, cuciti, accorciati, messi a tempo se fuori tempo, intonati se fuori intonazione, insomma tutto e il contrario di tutto, tanto che ormai ci si è abituati al fatto che molti artisti suonano molto meglio nei dischi che dal vivo…

Questo, a dir la verità, non è un dato confortante, in quanto dovrebbe essere il contrario: meglio passare qualche giorno in più a studiarsi le parti ed entrare in studio consapevoli che non affidarsi a faticose e costose sessioni di editing lunghe intere giornate, necessarie a correggere errori dettati da una cattiva preparazione più che da difficoltà oggettive. Considerate ad esempio che ormai l’80% delle tracce vocali che ascoltiamo nelle canzoni sono tutte corrette “nota per nota” nell’intonazione e, per questo, molto distanti dalle performance Live che poi ascoltiamo dai nostri artisti preferiti, fatto questo di per sé sbagliato eticamente parlando, non ultimo per rispetto nei confronti dei fans.

Quella del musicista è una carriera professionale come quella di qualsiasi altro professionista (avvocato, commercialista o falegname) e solo la lunga pratica e lo studio costanti possono regalare reali capacità di performance, oltre a eventuali doti innate di talento e musicalità.

MISSAGGIO: fase delicatissima nella quale, ultimato tutto l’editing, si compensano timbricamente e dinamicamente tutti i suoni nella loro interazione reciproca, cercando di far posto ad ogni timbro, ogni sfumatura, eliminando tutti i disturbi, le risonanze e le caratteristiche sgradite di ogni singolo strumento. Inutile dire che in questa fase l’esperienza e le capacità oggettive del fonico che segue il mix sono davvero fondamentali sia per capire esattamente la direzione dell’artista a livello sonoro e sia per aiutarlo a non incappare in piccoli errori di valutazione, soprattuto nella proporzione tra i volumi e la stratificazione dei suoni.

Anche qui però va detto che nessun mix, per quanto seguito da un fonico eccezionale, potrà mai risolvere problemi di parti troppo ammassate o mal concepite, problemi legati a suoni non ben dettagliati o sufficientemente differenziati tra di loro…gli inglesi dicono “garbage in, garbage out”…a buon intenditore poche parole…

MASTERING: ultima fase del processo produttivo, consiste essenzialmente in un’ottimizzazione timbrica e dinamica del master ottenuto e in un’energizzazione del suono (Limiting) grazie al quale la media del segnale musicale viene percepita come più intensa: in pratica il principio è rendere il suono così “persistente” e poco differenziato tra le sue dinamiche da poter essere fruito anche in tutte quelle condizioni in realtà anti-musicali in cui, nonostante tutto, si vuole ugualmente ascoltare musica.

Tra queste quelle in cui ci sono forti disturbi ambientali, rumori e simili che interferiscono con la corretta premessa di ogni buon ascolto: il silenzio.

La pratica di tenere il segnale musicale a medie elevate da un’ottima impressione a livelli di volume medi e bassi, ma, esagerando con medie di segnale molto spinte come negli ultimi anni è la tendenza, si snaturano anche tutte le dinamiche dell’esecuzione nonché si tende a sgranare molti dei transienti di attacco dei suoni, soprattutto quelli con attacchi molto repentini e poco persistenti, tipicamente tutte le percussioni.

Per fortuna sta nascendo una corrente di pensiero opposta che, pur ammettendo che una discreta compressione e limiting del master aiuti la fruizione del prodotto in molte situazioni, sostiene che si debba tuttavia stare attenti a non esagerare, incappando nei problemi di degrado sonoro generale sopra citati.

In effetti la figura del tecnico di mastering prevede davvero un bagaglio di esperienza importante perchè, a differenza del missaggio, dove ogni cambiamento è ben percepibile a livello macroscopico, nel processo di mastering i cambiamenti devono sempre essere minimi e rispettosi dell’idea sonora che scaturisce dal mix.

Irrinunciabili per questo processo sono sicuramente un ambiente di regia perfettamente compensato dal punto di vista timbrico, quindi praticamente neutro e, naturalmente, degli ascolti di altissima qualità.

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